Settore meridionale della Villa di Domiziano, occupato da un ampio edificio balneare con annesso impianto termale distribuito attorno a un quadriportico dal pregevole pavimento in tasselli di marmi policromi (dal rosa al giallo) disposti a spina di pesce. All'interno del quadriportico si trova un'ampia palestra scoperta, un tempo pavimentata a mosaico. Gli architetti dell'imperatore Domiziano seppero integrare in questo settore le strutture monumentali di un precedente complesso preesistente, dando vita a una delle residenze imperiali più sontuose della costa laziale, oggi Parco Archeologico gestito dalla Direzione regionale Musei del Lazio.
La Villa di Domiziano è uno dei luoghi più suggestivi dell’Agro Pontino, scelto dall’ultimo imperatore della dinastia dei Flavi come una delle sue residenze estive. Occupa una penisola protesa sul lago di Paola ed è inclusa entro i limiti del Parco Nazionale del Circeo in un’area di riserva naturale integrale, le Rovine di Circe. Già all’epoca doveva avere un fascino particolare, ideale locus amoenus, privilegiato sia per le abbondanti risorse economiche del territorio che per il paesaggio. Ci si trova nella terra di Circe, figlia del Sole e di una ninfa dell’Oceano, scenario di alcune avventure di Ulisse, eroe caro ai Romani.
Il vasto complesso residenziale è caratterizzato da una articolata stratificazione edilizia e le ultime campagne di scavo hanno individuato almeno 5 differenti fasi costruttive. La fase relativa all’epoca dell’imperatore Domiziano, l’ultima, comportò un grandioso progetto di risistemazione e riqualificazione degli edifici delle epoche precedenti. Venne così creata una vera e propria urbs economicamente autosufficiente, permanentemente abitata da un entourage che ne assicurava la funzionalità.
Il grandioso progetto fu attuato, da una parte, trasformando in un insieme coerente e funzionale tutti quegli ambienti e strutture preesistenti, che si prestavano ad una riutilizzazione in senso monumentale; mentre dall’altra furono demoliti quegli edifici considerati obsoleti. Domiziano pensò la villa maritima sulle sponde del lago di Paola come un luogo per soggiorni edonistici di gente colta e raffinata, che qui veniva a trascorrere i suoi otia, ore di riposo e contemplazione, momenti di studio e di colto dialogo, senza escludere un sano esercizio fisico.
È in quest’ottica che si inquadra l’ala sudoccidentale del Palazzo, dove inizia la passeggiata archeologica nella dimora dell’imperatore. Entrando ci troviamo al cospetto degli edifici appartenenti alla cosiddetta pars urbana, ovvero la parte di rappresentanza della villa, con gli ambienti destinati all’accoglienza e allo svago della famiglia imperiale e dei suoi ospiti: le Terme, il Quadriportico e la Palestra, l’elegante Edificio Balneare ad Esedre, i Forica o bagni pubblici.
Le Terme sono composte da una serie di piccole stanze, dove si distinguono il laconicum, l’odierna sauna, la stanza più calda con vapori che sfioravano i 60°; il calidarium, la stanza con piscine di acqua calda, il tiepidarium, sala a calore tiepido, ed infine il frigidarium, con vasche di acqua gelata.
La pratica dei bagni consisteva nel passaggio dalla sauna al bagno caldo, quindi alla stanza a calore moderato e si concludeva con l’immersione nella vasca di acqua fredda. Questo gioco di temperature, dopo un’abbondante sudorazione, garantiva l’eliminazione delle tossine e la riattivazione della circolazione sanguigna.
Le differenti temperature erano sviluppate da getti di calore che correvano al di sotto dei pavimenti, rialzati da piccoli dadi in laterizio, le sospensurae. Il funzionamento delle terme era garantito da schiavi specializzati, i fornocari, che governavano i forni ipogei, collocati nelle gallerie sotterranee. Dai forni ipogei il calore si propagava, attraverso dei canaletti, sotto i pavimenti delle sovrastanti sale.
Nella Villa di Domiziano, crollate le pareti superiori, sono venute alla luce le gallerie sotterranee, anguste, strette, dove i fornocari lavoravano in condizioni pessime, subendo le altissime temperature dei forni. L’otium dei nobili era così garantito dallo sfruttamento degli schiavi.
Collegata alle terme era la palestra a cielo aperto, pavimentata a mosaico di minute tessere bianche e nere e circondata sui quattro lati da un portico, del quale rimane il bellissimo pavimento realizzato in opus spicatum con pezzi di marmo di Chio. Tutti questi ambienti erano valorizzati da un ricco apparato decorativo, in gran parte perduto, fatto da pavimenti in opus sectile, decorazioni musive alle pareti e nelle vasche, decorazioni a stucco sul soffitto.