Il Borgo di Montenero visse a pieno l’orrore degli ultimi giorni dell’occupazione nazi-fascista. In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi occuparono l’Italia centro-settentrionale. La frequenza degli attacchi alleati e la possibilità di un loro sbarco in queste zone costrinse la popolazione di San Felice a vivere per lunghi mesi lo sfollamento nelle campagne, nei boschi e a Montenero.
La notte tra il 3 e il 4 maggio 1944 le truppe germaniche rastrellarono gli uomini sprovvisti del regolare permesso di residenza. Alla fine del rastrellamento notturno i prigionieri prelevati furono 23 e vennero portati a piedi fino al campo sportivo di Borgo Montenero; per loro fu decisa la fucilazione. Di fronte alle suppliche della popolazione, i nazisti, ritenendo che “un esempio si dovesse comunque dare”, decisero così di fucilarne cinque a caso. Decisione che apparve subito irremovibile. Commovente fu la confessione dei condannati ad opera di don Giuseppe Capitanio, eroico parroco del Borgo che più volte offrì la sua vita in cambio dei cinque sventurati. L’esecuzione, svolta nel campo sportivo, avvenne ad occhi bendati (tranne per un coraggioso che volle guardare in faccia gli aguzzini), sotto lo sguardo attonito dei parenti.
Nel luogo della fucilazione a memoria dei cinque martiri fu posta una semplice croce di ferro. Solo negli anni ’50 ad opera di Don Augusto Bonelli si decise di costruire un monumento appropriato, composto da cinque grandi croci, una per ogni nome ricordato nella sottostante lapide di marmo. Ogni anno il 4 maggio si tiene una messa pubblica all’aperto in memoria dei caduti.