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SIC IT6040017 Promontorio del Circeo Quarto freddo

SIC IT6040017 Promontorio del Circeo Quarto freddo

Natura
La scheda

Sito di Importanza Comunitaria che protegge gli habitat naturali del versante settentrionale del promontorio del Circeo, il cosiddetto “Quarto Freddo”.

Il Promontorio del Circeo, che raggiunge con la sua cima più alta i 541 m s.l.m., anticamente era un’isola mentre oggi è legato al resto del continente dalla pianura pontina. Proprio per la sua particolare esposizione da sempre è stato suddiviso virtualmente in quattro porzioni: il Quarto freddo esposto a Nord, il Quarto caldo esposto a Sud e i due Quarti temperati nel mezzo. Questa esposizione, radicale dal punto di vista dei punti cardinali, determina una differenza particolarissima nella tipologia di comunità vegetali e animali che abitano i differenti “Quarti”. Ciò porta ad una ricchezza pregevole in termini di biodiversità riconosciuta anche dalla Comunità Europea, infatti nel promontorio, nella pianura pontina, nelle isole e nel mare che le circonda sono stati individuati diversi nodi della Rete Natura 2000, identificati dai Siti di Importanza Comunitaria (istituiti ai sensi delle Direttive Habitat 92/43/CEE) e dalle Zone di Protezione Speciale (direttiva Uccelli 79/409/CEE).

Il “Quarto freddo” rientra nel SIC IT6040017 e comprende una superficie di circa 464 ettari, corrispondenti a tutto il versante settentrionale, umido e fresco. Si sviluppa dal crinale fino alla pianura, il confine lo delimitano la zona denominata Uliveto e la cava del Brecciaro (che non vi rientrano).

Questo versante è la porzione del Promontorio che ci accoglie quando arriviamo via terra, con il profilo della cresta che ricorda la Maga Circe ed i colori che cambiano a seconda delle stagioni, ma solo nelle tonalità perché la foresta è sempreverde. A ricordare che un tempo la selva proseguiva in tutta la pianura, ai piedi del promontorio troviamo le specie tipiche della foresta quali il carpino e le querce, come roverella, cerro, farnetto, qualche esemplare di farnia e sughera. Come si inizia a salire abbiamo il bosco a sclerofille (piante con foglie dai tessuti induriti), con il leccio che prevale in maniera più maestosa rispetto al versante di Quarto Caldo, e che nei punti dove si ha più accumulo di suolo assume la conformazione tipica della foresta mediterranea a prevalenza di leccio. Salendo in quota diminuisce lo spessore del suolo, aumentano i detriti calcarei derivati dall’erosione delle pareti rocciose e quindi anche la vegetazione si adatta a questo cambiamento. Le specie suddette cambiano il portamento e assumono un aspetto arbustivo, più cespuglioso ed entrano piante meno esigenti dal punto di vista edafico, cioè del suolo. Troviamo: il corbezzolo, due specie di fillirea, latifolia e angustifolia, l'olivastro, l'erica arborea riconoscibile anche ai meno esperti per la splendida fioritura bianco-rosea da maggio a settembre e l’erica da scope (Erica scoparia) con fioritura più verdastra. Giungiamo così alla cresta dove i cespugli tipici della macchia mediterranea contribuiscono ad ammorbidire l’aspetto aspro tipico delle creste montane. Tra le specie che il territorio ha accolto in seguito all’introduzione dell’uomo, e che si son trovate in armonia con le specie autoctone, ricordiamo l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum) originario delle regioni del bacino del Mediterraneo orientale fino ai Balcani e dell’Asia Minore, leguminosa arborea dai caratteristici fiori riuniti in infiorescenza distribuiti sui rami e sul tronco della pianta, visibili da marzo ad aprile, prima della comparsa delle foglie. Altra specie introdotta dall’uomo è la Robinia (Robinia pseudoacacia), anch’essa leguminosa originaria dell’America nord-orientale, ormai molto diffusa in Italia, dai fiori sempre in infiorescenza ma bianchi, mentre nell’albero di Giuda sono di un rosa brillante.

Vale la pena ricordare che un tempo i sanfeliciani lavoravano in foresta. Essi, infatti, la tagliavano periodicamente e ne ricavavano legna da ardere e carbone (per occhi attenti sono ancora visibili i siti delle carbonaie). Estraevano la manna dall’orniello, dalle note proprietà lassative; raccoglievano le ghiande dalle querce come alimento per gli animali e per farne la farina; raccoglievano i frutti del lentisco, chiamati “cecinelli”, per ricavarne un olio che utilizzavano per accendere le lanterne, effettuavano il pascolo del bestiame. Piantarono e coltivarono uliveti (oggi ancora presente l’Uliveto Baronale ai piedi del versante Nord del promontorio) e vigneti.

Curiosità

Lo sapevi?

Una chicca da raccontare a chi viaggia con te.

Su tutto il promontorio sono presenti endemismi interessanti per gli appassionati botanici e non solo, quali Sasleria tenui flora var. circeana e Centaurea cineraria subsp. circae. Visitando la zona del Quarto Freddo è possibile percorrere sentieri che conducono dal mare al picco di Circe, ammirare le Cisterne, Torre Paola, l’Ara di Circe, le mura poligonali e i Fortini.

Informazioni pratiche

Fruibilità

La porzione di territorio alla base del promontorio è percorribile senza grosse difficoltà in automobile, si può salire fino al punto panoramico denominato “Le Crocette” percorrendo via dell’Acropoli, l’interno della foresta è servito da sentieri di difficoltà differenti.

Quarto Freddo