Cisterna romana il cui nome richiama la tradizione leggendaria delle sibille, figure profetiche dell'antichità classica spesso associate a luoghi remoti o misteriosi. La struttura fa parte della fitta rete di opere di captazione e conservazione idrica che costellava il promontorio, indispensabile in un territorio caratterizzato da scarsità di acque superficiali e dalla presenza, nella pianura circostante, di aree paludose e malariche fino alle grandi bonifiche del Novecento.
Per chi ama le antichità e le passeggiate nella natura, il sentiero che parte dal “peretto” e termina a Torre Paola riserva alcune sorprese. Attraversando la boscaglia si incontrano prima i ruderi della Grotta dei banditi; seguitando verso ovest, superata la strada dell’acquedotto, si sale fino a una spianata dove si trova la grotta della Sibilla.
In realtà si tratta di una conserva d’acqua ovvero una cisterna che serviva una sovrastante villa romana di cui non restano tracce. La cavità è lunga 20 metri e larga 2,60, e occupa tutta la piattaforma sulla quale sorgeva la suddetta villa. Era composta da mura in opera incerta di calcare, coperta da una volta reale che ora risulta molto assottigliata lungo le pareti. L’approvvigionamento dell’acqua avveniva tramite una fenditura della roccia che riceveva l’acqua da un ruscello che scendeva dalle pendici del monte.