All’interno della chiesetta della Beata Vergine della Pietà, conosciuta come “La Madonnella”, è conservato un ciclo di affreschi devozionali di particolare interesse per la storia religiosa e artistica di San Felice Circeo.
All’interno della Chiesa della Beata Vergine della Pietà ci sono degli affreschi di gran pregio che purtroppo il tempo e l’umidità hanno danneggiato. La datazione è molto approssimativa, ma l’analisi del dipinto lo fa risalire al XIII secolo.
La composizione è divisa in due grandi nuclei; nel primo il Redentore, seduto in una mandorla sostenuta da angeli, è intento a benedire con la mano destra e a reggere un libro con la sinistra; nel secondo è rappresentata la Pietà. Quest’ultima raffigura la Madonna seduta ai piedi di una grande croce, ella indossa una lunga veste azzurra ammantata di arancione e tiene sulle sue ginocchia il corpo inanimato del Figlio, guardandolo intensamente con forte ma contenuto dolore, mentre Egli, sereno nella morte, sembra quasi dormiente. Sulla sinistra nella parte più bassa, una figura maschile in ginocchio con le mani giunte è attribuita, con molta probabilità, al committente. Grazie al parziale ritrovamento di un'iscrizione rossa presente nella decorazione, a quest’uomo è stato dato il nome di “Yustiniano”. Ancora raffigurati ai lati della pietà sono dipinti degli angeli musicanti originariamente tre per lato ora solo parzialmente visibili. Alle estremità troviamo due figure di santi: probabilmente un Evangelista e Sant’Antonio di Padova.
Le opinioni degli esperti sull’intera raffigurazione sono varie e discordanti, oltre all’incerta datazione si ipotizza la compresenza di più mani che hanno dato vita alle varie parti dell’affresco. Studi approfonditi del nucleo centrale della Pietà hanno fatto scoprire delle analogie con il dipinto dello stesso soggetto presente nella Chiesa di Santa Maria a Fondi, mentre il Redentore assomiglia a quello ritratto nella “tavola di Sezze”, entrambe opere di Giovanni da Gaeta. Questa analisi ha dato vita a una teoria che sposterebbe la realizzazione dell'affresco non prima della metà del 1400. Teoria avvalorata anche da una coincidenza storica che attribuisce a Onorato III Caetani di Sermoneta la commissione dell’opera nel 1473.